D.A.C. Diritto d'autore e connesso  
Associazione di rappresentanza e gestione
collettiva dei Diritti d’Autore e Connessi
La casa dei creativi

 

 

 Interventi
 
 

Intervento di Renato Recca predisposto per il convegno DIGITAL MEDIA IN ITALIA
organizzato presso la Fondazione Giovanni Agnelli a Torino il 17 novembre 2005

I DIRITTI D'AUTORE  SI MOLTIPLICANO, LE SOCIETÀ DI GESTIONE... PURE!

Immaginate di recarvi ad un ufficio postale per spedire delle cartoline. immaginate che l’addetto alle Poste vi dica: “Sì, è vero, le leggi e lo statuto di Poste S.p.A. prevedono che vengano accettate e smistate le cartoline, ma non abbiamo mai adottato i regolamenti attuativi, per cui le cartoline non le accettiamo.” L’impiegato conclude il suo intervento invitandovi ad utilizzare una società di “Pony Express”.

Un po’ sorpresi, vi allontanate dall’ufficio postale, ma, prima di uscire dalla sala, vedete una rivista edita dalle Poste S.p.A. che contiene pubblicità a favore dei “pony express”. La sorpresa diviene, a questo punto, sconcerto.

Ma non è finita. Andate alla società di pony express per iscrivervi e qui vi rendete conto che, in realtà, la società di pony express non dispone di impiegati, fattorini, mezzi, ma si è limitata a concludere un bel contratto con Poste S.p.A. in virtù del quale Poste S.p.A. espleta il servizio e la società di pony express raccoglie gli utili.

A questo punto, lo sconcerto diviene rabbia: ma perché se le leggi e lo statuto di Poste S.p.A. prevedono la distribuzione delle cartoline, poi le stesse non vengono accettate dal singolo, mentre la medesima attività viene espletata a favore di un altro soggetto?

Perché Poste S.p.A., invece di disapplicare lo statuto, non provvede a renderlo attuale evitando la doppia intermediazione? Non vi sembrerebbe assurdo tutto ciò?

Se a questo punto sostituite a Poste S.p.A la SIAE ed alle cartoline i diritti connessi, avrete un’esatta rappresentazione di quanto avviene nel mercato delle opere dell’ingegno e dei diritti connessi, in Italia, senza che nessuno proferisca parola.

In virtù della legge del 1941 sul diritto d’autore, la SIAE è tenuta a curare, appunto, il diritto d’autore ed i diritti connessi. Analoghe considerazioni sono, ovviamente, espresse in tutti gli statuti della SIAE che si sono succeduti nella storia repubblicana ma… dei regolamenti di attuazione non vi è traccia.

Eppure i giudici non hanno avuto difficoltà a riconoscere che “quelle relative ai diritti connessi non sono funzioni secondarie e in qualche modo aggiuntive, ma funzioni istituzionali della SIAE” (così il Consiglio di Stato nella sentenza n.4440.2003).

La SIAE, allora è rock… o è lenta (visto che da oltre 40 anni non adotta un regolamento sui diritti connessi)?

Nel momento in cui si affacciano nuovi diritti (penso, in particolare, al mercato dei videofonini, suonerie e simili) che fiducia si può avere nell’attuale sistema?

L’autore, il produttore, l’editore, l’esecutore, il “fissatore dei suoni” sono figure che si vanno oramai sovrapponendo. Perché dovremmo avere una società che si occupa dei diritti e degli editori (abbiamo visto con quale ferocia la stessa rifiuta l’ammissione financo dei diritti connessi pur normativamente previsti), un’altra per i diritti connessi degli editori, una terza per i diritti connessi degli esecutori, artisti interpreti e, a questo punto, un’altra per ciascuno dei nuovi diritti in corso di emersione?

Invece di sviluppare un sistema concorrenziale, si generano tanti micromonopolisti in grado di riprodurre una sorta di vassallaggio degli anni 2000. Se si vuole ottenere una qualche remunerazione dei propri diritti… occorre ingraziarsi la specifica società che cura la tutela del singolo diritto.

La sovrapposizione è talmente evidente che molti dei componenti degli organi delle varie società di collecting esistenti sono anche componenti degli organi gestionali della SIAE. Possibile che nessuno si occupi di siffatto, palese, conflitto di interessi? Dove sono gli acclamati sostenitori della libertà di informazione?

Passo spesso per sfasciacarrozze e, per questo, nei vari CdA sono sempre stato osteggiato (sebbene, lo ricordo con orgoglio, sia stato il più votato alle elezioni SIAE, laddove si prevedeva il voto di preferenza), tuttavia la definizione non è esatta.

Semmai sono uno sfasciacarrozzoni, non accettando che l’autore che deve vivere con il frutto del proprio ingegno debba accettare, di fatto, decurtazioni del frutto del proprio impegno per l’inefficienza e l’anticoncorrenzialità del sistema.

A tutti coloro che parlano di modernità, lancio un’ultima provocazione: i rumoristi (ossia coloro che partecipano con il loro operato alla migliore fruizione delle opere) a quale categoria appartengono? Cosa sarebbe stata la saga di Matrix senza i rumoristi? Il suono di un’astronave che atterra è un’esecuzione che rende fruibile un’idea fantastica, ovvero, è un’opera dell’ingegno tout court.

La SIAE, per non porsì problemi, ha negato sia l’una che l’altra appartenenza. Cosa dirà il Consiglio di Stato? Ve lo dirò al prossimo intervento!!!

D.A.C., via per Cadrezzate 6, 21020 Brebbia (VA), fax 0332-77.10.47